In Italia la superficie investita a cipolla è circa 13.000 ettari. Il 13% della superficie nazionale a cipolla è coltivato in Sicilia, principalmente nelle province di Caltanissetta, Messina, Agrigento e Catania, con produzioni che riforniscono quasi esclusivamente il mercato regionale. In Sicilia la specie è stata poco interessata dall’aggiornamento varietale molto spinto che ha investito altre aree geografiche e si sono tramandati di generazione in generazione molti dei tradizionali agroecotipi adatti alle più disparate condizioni pedoclimatiche ed utilizzabili per diversi usi alimentari. Si tratta di popolazioni locali di cipolla che sono state mantenute grazie all’attività dei singoli agricoltori, la cui selezione massale ha indotto nel tempo modificazioni morfobiologiche, determinando una resistenza agli stress biotici e abiotici (xeroficità) con riflessi positivi anche su determinati aspetti qualitativi dei prodotti (esaltazione delle caratteristiche organolettiche) (Schiavi et al., 1991); si tratta sostanzialmente di popolazioni più idonee ad un’orticoltura sostenibile rispetto a ibridi e varietà spesso più esigenti di pratiche agronomiche specifiche. In tale contesto il recupero, la caratterizzazione, la valutazione e la conservazione di genotipi di cipolla presenti sul territorio siciliano sono tematiche strategiche che ostacolano il processo di erosione genetica attualmente in atto per molte specie orticole.

Partendo da questa premessa, nell’ambito delle iniziative di ricerca previste dal progetto Preservazione della biodiversità – “Salvaguardia e valorizzazione di popolazioni e varietà siciliane di specie erbacee di interesse agrario”, il Dipartimento SAF ha reperito e caratterizzato parte del germoplasma di cipolla presente sul territorio siciliano.

Sono state valutate e caratterizzate 9 popolazioni locali di cipolla:

Partannisa

Paglina di Castrofilippo

Dolce di Paceco

Amara di Paceco

Dorata d’inverno

Maggiolina

Rossa di giugno

Bianca di giugno

Busacchinara

È stata realizzata un’indagine sistematica tramite approccio molecolare e biochimico per valutare l’entità e la distribuzione della variabilità genetica nelle popolazioni locali di cipolla in esame.

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In Sicilia, accanto alle varietà più diffuse a livello nazionale (Rossa di Tropea, Dorata di Parma, ecc.) ‘resiste’ un germoplasma di cipolla sottoposto ad un lento e graduale processo di erosione genetica che sta facendo perdere ai tradizionali agroecotipi coltivati nei diversi territori le caratteristiche originarie. Da qui l’importanza del reperimento e della conservazione delle popolazioni locali.

La commercializzazione delle cipolle prodotte in Sicilia stenta ad affermarsi sui mercati internazionali per la produzione di bulbi di pezzatura eccessiva e non omogenea, spesso privi delle tuniche esterne e malconservati. Le cipolle vengono mantenute in magazzini refrigerati per periodi medio-lunghi ed a temperatura ambiente per periodi brevi. Questo ultimo sistema determina qualche problema: pregermogliamento, perdita di peso e attacchi fungini. Il pregermogliamento è favorito da temperature comprese tra i 10 °C ed i 25 °C mentre si riduce fino ad arrestarsi del tutto con temperature inferiori a 5 °C e superiori a 30 °C. La conservazione ad elevate temperature, da un lato favorisce la dormienza, dall’altro determina perdite in peso del prodotto e favorisce la comparsa di marciumi causati da funghi (Botritis, Alternaria, Collecotricum, etc.). Dallo studio sulla serbevolezza sono emerse sostanziali differenze di comportamento: la maggior parte dei biotipi si presta poco a conservazione in magazzino non refrigerato e le percentuali di bulbi pregermogliati e soprattutto marci sono tali da sconsigliare la conservazione in ambiente non condizionato. Per la Cipolla d’inverno, ad esempio, a quattro mesi dalla raccolta non è stato osservato alcun bulbo pregermogliato; per questo ecotipo la conservazione in frigo è vivamente consigliabile per ridurre le percentuali di marcescenza dei bulbi. Per l’Amara e la Dolce di Paceco, data la buona serbevolezza, è possibile invece prevedere la conservazione senza il costo aggiuntivo della refrigerazione.

Tutti gli agroecotipi in prova sono risultati interessanti poiché per pezzatura, conformazione, colorazione delle tuniche esterne, epoca di maturazione dei bulbi, consentono di predisporre un’offerta diversificata permettendo di intercettare differenti spazi di mercato e una variabile destinazione d’uso (come ingrediente di insalate, previa cottura, ecc.). Il modesto impiego di input esterni in fase colturale (irrigazione di soccorso, moderato impiego di concimi e agrofarmaci) lascia presupporre la possibilità di una gestione ecocompatibile rispetto a varietà e ibridi introdotti, certamente più esigenti. Particolarmente interessanti si sono dimostrati gli agroecotipi Rossa e Bianca di giugno per le elevate produzioni; la Maggiolina, la Cipolla d’inverno e la Amara di Paceco per le dimensioni contenute dei bulbi che incontrano il favore dei consumatori spesso rappresentati da nuclei famigliari medio-piccoli; gli agroecotipi reperiti nel territorio di Paceco per la serbevolezza in condizioni non refrigerate.

Approfondimenti

Schiavi M., Masera R., Lorenzoni C., Soressi G.P., 1991 – Metodi utilizzati per il miglioramento genetico della Dorata di Parma. Agricoltura Ricerca n. 82, Ismea, Roma

Dice, Lee R. 1945. Measures of the Amount of Ecologic Association Between Species. Ecology. 26 (3): 297–302.

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PROGETTO SALVAGUARDIA E VALORIZZAZIONE DI POPOLAZIONI E VARIETÀ SICILIANE DI SPECIE ERBACEE DI INTERESSE AGRARIO