La lenticchia è stata probabilmente una tra le prime specie ad essere domesticata; la sua coltivazione nell’area della Mezzaluna Fertile risalirebbe infatti ad oltre 10.000 anni fa (Zohary 1972; Bahl et al., 1993; Erskine, 1997); la sua diffusione riguardò inizialmente l’area mediterranea, l’asia centrale e le pianure indo-gangetiche (Summerfield et al. 1982). Oggi è coltivata in tutte le regioni del mondo ed è apprezzata dai consumatori in virtù delle sue caratteristiche sensoriali, del ridotto tempo necessario per la cottura in confronto ad altri legumi e per il suo alto valore nutrizionale. Relativamente a quest’ultimo aspetto, i nutrizionisti considerano le lenticchie una eccellente fonte di proteine, carboidrati complessi, fibre, vitamine A e B, potassio e ferro, mentre valutano positivamente il loro basso contenuto in sodio ed in grassi. Da un punto di vista agronomico, la specie appare particolarmente interessante sia per la capacità di fissare azoto atmosferico grazie alla simbiosi rizobica, migliorando la sostenibilità dei sistemi agricoli, sia per la sua capacità di sopravvivere a condizioni di stress idrico ed anche di basse temperature, particolarmente importante per alcuni ambienti (Cubero, 1981; Savage, 1988; Bhatty, 1998).

La superficie mondiale dedicata alla lenticchia è gradualmente aumentata da circa 1,6 milioni di ettari nel 1961 a circa 4,4 milioni di ha nel 2013; nello stesso periodo la produzione complessiva è passata da circa 1 milione a circa 5 milioni di tonnellate (Fig. 1).

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Superfici coltivate a lenticchia nel mondo e nei principali paesi produttori nel periodo 1961-2013 (dati FAOSTAT 2016).

In Europa la coltura interessa attualmente circa 60.000 ha. L’Italia ha una lunga tradizione nella coltivazione della lenticchia; nel passato infatti era uno dei maggiori produttori in Europa ma oggi la superficie si è ridotta ad appena 2000 ha circa (Fig. 2). Poiché le produzioni nazionali sono insufficienti per il fabbisogno, il paese importa annualmente oltre 30.000 t di lenticchie, principalmente dal Canada.

lent_02Evoluzione delle superfici, delle produzioni e delle importazioni di lenticchia in Italia nel periodo 1961-2013 (dati FAOSTAT 2016).

La produzione italiana si concentra in limitate aree del centro e del sud, comprese alcune isole minori ed è condotta, in genere, in sistemi agricoli tradizionali (Piergiovanni 2000). La produzione di lenticchie italiane è basata sull’impiego di agroecotipi, o popolazioni locali, derivanti dalla continua selezione operata dall’ambiente e dagli agricoltori nel corso della millenaria storia di coltivazione della specie (Zaccardelli et al. 2012). Alcuni agro-ecotipi italiani di lenticchia, come il Castelluccio di Norcia (Umbria), occupano una buona posizione nel mercato a causa delle loro caratteristiche organolettiche specifiche (colore, sapore, odore). Castelluccio di Norcia è stato recentemente designato dall’Unione Europea come Indicazione Geografica Protetta, e questo rappresenta sicuramente un’opportunità per un ulteriore miglioramento delle sue prospettive economiche. Oltre alla popolazione di Castelluccio di Norcia, altri agro-ecotipi italiani sono stati caratterizzati in precedenti studi, sia a livello morfo-agronomico che genetico (Sonnante e Pignone del 2001, 2007; Piergiovanni e Taranto 2005; Amato et al 2006; Scippa et al 2008 2010; Torricelli et al 2012; Zaccardelli et al 2012).

La grande variabilità pedo-climatica dei territori siciliani e delle tecniche colturali ha condotto alla selezione di numerose popolazioni locali; un’ulteriore selezione è stata certamente esercitata dagli agricoltori per caratteristiche qualitative gradite al mercato locale (dimensioni e colore del seme, gusto, caratteristiche idonee alle ricette locali, etc.). Tutto ciò ha portato alla formazione di varietà locali appartenenti sia al tipo macrosperma che al tipo microsperma identificate, in genere con il nome della località in cui vengono o venivano coltivate e talvolta anche dalle peculiari caratteristiche del prodotto. Così, tra i tipi macrosperma, l’ecotipo Villalba (CL) è uno dei più noti ed apprezzati per le eccellenti qualità della granella (Sarno et al., 1988); tra i microsperma vanno ricordati i biotipi tuttora coltivati nelle isole di Ustica (PA) e Pantelleria (TP), dai quali potrebbero derivare anche i tipi microsperma coltivati in altre piccole isole siciliane (Piergiovanni, 2000), e la lenticchia “Nera di Enna” dai tegumenti scurissimi apprezzata principalmente come ingrediente di una tipica zuppa locale.

La superficie interessata alla coltura in Sicilia si è ridotta negli ultimi anni ad appena 300 ettari circa (pari al 16 % della superficie nazionale) coltivati quasi esclusivamente con varietà locali; tuttavia il drastico declino delle superfici (si pensi che in Sicilia negli anni ‘50 la lenticchia occupava circa 8.000 ettari) ha certamente già causato la scomparsa di molti genotipi (ad esempio le forme a seme nero e a seme grande di Ustica; Hammer et al., 1999) e molti altri sono in grave pericolo di estinzione nel breve periodo.

Il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università di Palermo negli anni passati ha raccolto e sottoposto a valutazione alcuni agro-ecotipi siciliani di lenticchia (Amato et al., 2006; Ruisi et al., 2015). Partendo dal presupposto che altre popolazioni locali siano ancora rintracciabili nel territorio siciliano, nell’ambito del presente progetto, ci si è proposti di implementare la collezione di popolazioni siciliane attraverso una campagna di raccolta in tutto il territorio regionale e di caratterizzare tutte le accessioni, sulla base dei descrittori internazionalmente accettati per la specie anche attraverso il confronto con genotipi provenienti da altri ambienti nazionali e dell’area mediterranea.

L’attività condotta ha riguardato in una fase preliminare la raccolta di popolazioni locali siciliane. Nel complesso, sono stati collezionati 21 agro-ecotipi, provenienti dalle provincie di Caltanissetta (3), Trapani (1), Agrigento (4), Palermo (4), Ragusa (4), Enna (2), Siracusa (2) e Catania (1). I campioni di seme raccolti sono stati processati al fine di allontanarne impurità e semi rotti. Successivamente per ciascun agro-ecotipo è stato determinato il peso di 1000 semi e condotte le prove di germinabilità adottando le metodologie ufficiali. Una parte del seme è stata conservata presso la Banca del Germoplasma del Dip. SAF e la rimanente è stata utilizzata per la conduzione di prove di pieno campo finalizzate alla caratterizzazione delle accessioni.

I 21 agro-ecotipi siciliani sono stati caratterizzati e valutati utilizzando come testimoni 2 popolazioni italiane (Castelluccio e Onano) 7 popolazioni provenienti dalla Tunisia e 2 varietà canadesi (Eston e Laird), per un totale di 32 accessioni.

Origine delle popolazioni di lenticchia in valutazione.

N. accessione Provenienza Provincia   N. accessione Provenienza Provincia
1 Ciprituro AG 12 Ustica PA
2 Linosa AG 13 Modica1 RG
3 Montagnola AG 14 Modica2 RG
4 Mussomeli CL 15 Modica3 RG
5 Villalba CL 16 Palazzolo RG
6 Catanisa CT 17 Maniace SR
7 Nera di Enna EN 18 Pachino SR
8 Nissoria EN 19 Pantelleria TP
9 Bisacquino PA 20 Linosa2 AG
10 Contuberna PA 21 Villalba2 CL
11 Piano Leone PA

 lent_03Particolare di una parcella di lenticchia del campo di valutazione del germoplasma presso l’azienda Pietranera

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Foglie tipiche di alcune tra le popolazioni siciliane di lenticchia studiate.

Alcuni caratteri del seme delle accessioni valutate.

Colore tegumento Tipo

screziature

Colore screziature Colore cotiledoni
Bisacquino marrone marmorizzato grigio giallo
Catanisa marrone miste grigio giallo
Ciprituro marrone miste grigio giallo
Contuberna marrone miste grigio giallo
Linosa marrone marmorizzato grigio arancio
Linosa2 marrone miste grigio arancio
Maniace verde/marrone marmorizzato grigio giallo
Modica1 verde/marrone marmorizzato verde/grigio giallo
Modica2 verde/marrone assenti giallo
Modica3 verde/beige assenti giallo
Montagnola marrone miste grigio giallo
Mussomeli marrone chiaro assenti giallo
Nera di Enna nero assenti giallo/arancio
Nissoria marrone chiaro marmorizzato grigio giallo
Pachino marrone miste grigio giallo/arancio
Palazzolo marrone chiaro marmorizzato grigio giallo
Pantelleria marrone assenti arancio
Piano Leone marrone miste grigio giallo
Ustica marrone assenti arancio
Villalba marrone chiaro assenti giallo
Villalba2 marrone chiaro assenti giallo
Tunisia1 marrone assenti arancio
Tunisia2 marrone chiaro assenti giallo
Tunisia3 marrone miste (rari) grigio arancio
Tunisia4 marrone assenti arancio
Tunisia5 marrone assenti giallo
Tunisia6 marrone miste (rari) grigio arancio
Tunisia7 marrone assenti arancio
Castelluccio marrone chiaro miste grigio/marrone arancio
Onano marrone chiaro miste (rari) grigio giallo
cv Eston marrone chiaro assenti giallo
cv Laird marrone chiaro assenti giallo

lent_05Semi delle popolazioni Villalba, Pachino e Nera di Enna, rispettivamente da sinistra a destra

Approfondimenti

Amato G.; Di Miceli G; Frenda A.S; Giambalvo D; Scarpello C; Stringi L; Trapani P., 2006. Risposta di genotipi siciliani di lenticchia (Lens culinaris Medik.) in diversi ambienti collinari. Italus Hortus 13 (2), 417-420

Bahl, P.N., S. Lal and B. M. Sharma. 1993. An overview of the production and problems inSoutheast Asia. In W. Erskine and M. C. Saxena (eds.) Lentil in South Asia. Proceedings of the seminar on lentils in south Asia ICARDA, Aleppo, Syria. pp.1-10.

Bhatty, R.S. 1998. Composition and quality of lentil (Lens culinarisMedik): A review. Canadian Institute of FoodScience and Technology 21: 144–160.

Cubero, J.I. 1981. Origin, taxonomy and domestication. In: Webb C,Hawtin G (Eds.), Lentils, pp: 15-38. C.A.B., Landon, UK.

Erskine, W., B. Bayaa and M.C. Saxena. 1996. Registration of ILL 5588 lentil germplasm resistant to vascular wilt and ascochyta blight. Crop Sci. 36, 1080.

FAOSTAT. 2005. Available at: http://faostat.fao.org/ (Retrieved on 23rd December 2012).

Hammer K., Laghetti G., Perrino P., 1999. A checklist of the cultivated plants of Ustica (Italy). Genetic Resources and Crop Evolution, 46:95-106

Piergiovanni A.R., 2000. The evolution of lentil (Lens culinaris Medik.) cultivation in Italy and its effects on the survival of autochthonous populations. Genetic Resources and Crop Evolution, 47:305-314

Ruisi P., Longo M., Martinelli F., Di Miceli G., Frenda A.S., Saia S., Carimi F., Giambalvo D., Amato G. (2015) Morpho-agronomic and genetic diversity among twelve Sicilian agro-ecotypes of lentil (Lens culinaris). The Journal of Animal and Plant Sciences 25 (3):716-728

Sarno R., Stringi L., Amato G., Gristina L., 1988. L’epoca di semina ed il genotipo nella coltivazione della lenticchia in ambiente semi-arido. L’Informatore Agrario, 44:51-54

Savage, G.P. 1988. The composition and nutritive value of lentils. Nature Abstract Review 58: 319–343.

Tambal H.A.A., Erskine W., Baalbaki R., Zaiter H., 2000. Relationship of flower and pod numbers per inflorescence with seed yield in lentil. Experimental Agriculture, 36:369-378

Tullu A., Kusmenoglu I., Mcphee K.E., Muehlbauer F.J., 2001. Characterization of core collection of lentil germplasm for phenology, morphology, seed and straw yields. Genetic Resources and Crop Evolution, 48:143-152

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PROGETTO SALVAGUARDIA E VALORIZZAZIONE DI POPOLAZIONI E VARIETÀ SICILIANE DI SPECIE ERBACEE DI INTERESSE AGRARIO