Malgrado il genere Rosmarinus sia costituito solo da tre specie, di cui solamente una (R. officinalis) viene riportata come spontanea in Italia (Pignatti, 1982), l’esistenza di una significativa variabilità genetica è testimoniata dall’accertata presenza di almeno tre chemiotipi, rispettivamente denominati cineoliferum (ad alta percentuale di 1,8-cineolo), camphoriferum (con più del 20 % di canfora) e verbenoniferum (con più del 18 % di verbenone). A questa ripartizione ormai classica, ampiamente adottata anche commercialmente, se ne sono via via aggiunte altre con l’inclusione di chemiotipi con caratteristiche intermedie (Pintore et al., 2002), variamente associate ad alcuni aspetti morfofisiologici della pianta (andamento della fioritura, densità di foglie per verticillo, portamento della pianta) e, frequentemente, alla posizione geografica del sito di coltivazione o prelevamento.

In Sicilia, il Rosmarino è diffuso allo stato spontaneo o subspontaneo su tutta la fascia costiera, da cui si spinge verso l’interno in alcune zone, particolarmente nell’area N-E, creando ampie macchie di vegetazione, presumibilmente una volta talmente importanti da giustificare alcuni toponimi: per citarne solo due, il torrente Rosmarino a Torrenova o il paese di Militello Rosmarino, ambedue in provincia di Messina (Gianguzzi, 2015). Alcune valutazioni preliminari hanno mostrato, sia entro queste formazioni subspontanee che nelle localizzazioni coltivate, la presenza di un’ampia variabilità morfologica e chemiotipica, finora scarsamente approfondita e valorizzata. Gli studi sulla caratterizzazione morfochimica della specie a livello regionale sono infatti piuttosto ridotti, limitandosi al momento allo studio di alcune provenienze circoscritte (Carrubba et al., 2006; Napoli et al., 2010). Allo stesso modo, sono note solo poche collezioni di materiale genetico, molto ridotte sia per numero che per ampiezza e, in genere, scarsamente accessibili al pubblico.

L’opportunità di intervenire a favore della tutela e della valorizzazione del rosmarino spontaneo siciliano si fonda su due principali motivazioni. La prima, di natura ambientale, è legata al rischio concreto che le popolazioni spontanee, già piuttosto circoscritte, vengano ulteriormente ridotte per effetto dell’incremento della raccolta. L’autoapprovvigionamento domestico, in genere finalizzato all’uso alimentare o all’automedicazione erboristica, viene tradizionalmente soddisfatto ricorrendo alla raccolta della fitomassa reperibile entro le formazioni spontanee o subspontanee. In condizioni di equilibrio, la raccolta dai luoghi di vegetazione naturale riesce a far fronte alla domanda del prodotto, purché quest’ultima sia limitata e costante. Nelle specie vegetali di interesse industriale, tuttavia, l’incremento dei fabbisogni che deriva dall’ampliamento delle ricerche e delle potenzialità d’uso porta inevitabilmente con sé l’impossibilità di far fronte all’accresciuta richiesta semplicemente incrementandone la raccolta dai luoghi di vegetazione naturale. In queste condizioni, soprattutto per specie a crescita lenta e in mancanza di coltivazioni specializzate, le popolazioni naturali possono andare incontro a depauperamenti anche severi. Il fenomeno, teorizzato nei primi anni ’90 (Homma, 1992; 1996), è stato in seguito ampiamente validato per numerose specie, e la letteratura sull’argomento abbonda di casi in cui estesi popolamenti naturali sono stati drasticamente ridotti (spesso oltre la loro possibilità naturale di ricostituzione) per effetto di un’eccessiva pressione del carico di prelevamento: il Ginseng americano ma anche quello giapponese e coreano, alcune specie di Arnica in Spagna e così via (Schippmann et al., 2002). La scomparsa di interi popolamenti di rosmarino, attribuibile a numerosi meccanismi tra i quali quelli sopra descritti, è stata già segnalata in Sardegna (Mulas e Mulas, 2005), e si configura come un’eventualità concreta anche per le aree siciliane.

La seconda motivazione è invece di carattere più tecnico, e si basa sull’estrema disomogeneità del materiale vegetale attualmente in commercio. Anche nel caso in cui l’approvvigionamento viene effettuato ricorrendo a materiale proveniente da vivai e centri di moltiplicazione, va rilevato come finora sia stata rivolta poca attenzione alla caratterizzazione fitochimica delle accessioni in commercio, che si presentano estremamente difformi e di provenienza assai diversificata.

Risulta quindi opportuna un’attività di monitoraggio, caratterizzazione e catalogazione delle accessioni di rosmarino presenti nel territorio siciliano, particolarmente importante nelle aree in cui la presenza della specie è più rarefatta e maggiori sono i rischi della perdita irreversibile di materiale genetico potenzialmente prezioso. I criteri e metodi messi in atto per il presente lavoro sono stati quelli già utilizzati in ambito internazionale per la conservazione ex situ di specie di potenziale interesse agroindustriale. Secondo la definizione offerta dall’IBPGR (1985), la caratterizzazione di un’accessione consiste nella registrazione dei suoi caratteri in grado di permettere una facile e rapida discriminazione tra i fenotipi, altamente ereditabili, facilmente individuabili ed espressi in tutti gli ambienti. Nella maggior parte della letteratura sull’argomento, così, si fa riferimento ad alcuni tratti morfologici (lunghezza degli internodi e dei germogli, numero di foglie per internodo, dimensioni -lunghezza e larghezza- delle foglie e peso secco dei germogli), fisiologici (inizio e durata della fioritura) e chimico-analitici (quantità e profilo aromatico degli oli essenziali), ma la mancanza di standard descrittivi di riferimento rende piuttosto difficile il confronto tra i dati presenti in letteratura e riferiti a contesti territoriali diversi. Contrariamente a molte altre specie aromatiche e medicinali, infatti, per il rosmarino non esiste ancora una lista di descrittori ufficiale, anche se due interessanti proposte in tal senso sono state elaborate, rispettivamente, dal Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA; http://planta-res.politicheagricole.it/pages/specie _gruppo.php?gr=6) e dalla International Union for the Protection of new Varieties of Plants (UPOV; http://www.upov.int/edocs/mdocs/upov/en/twv/34/twv_34_14.pdf). Pur differendo in modo sostanziale nelle modalità di rilevamento e nell’importanza attribuita ai singoli caratteri, le due bozze presentano molte analogie. Ambedue infatti pongono l’accento sulla discriminazione tra le varietà a fini ornamentali, prendendo in considerazione numerose caratteristiche del fiore; la lista UPOV inoltre individua come varietà di riferimento le due varietà ornamentali Barbecue e Blue Lagoon (Hatch, 2013).

L’attività di ricognizione del materiale vegetale ha permesso di individuare complessivamente 28 siti del territorio siciliano, comprendenti 15 stazioni spontanee e 13 aree coltivate; in tali siti sono state prelevate talee semilegnose di rosmarino in accordo con le linee guida individuate dall’IPGRI (oggi Bioversity International; Laliberté et al., 2000; Scheldeman e van Zonneveld, 2010).

rosmarino1

La caratterizzazione del rosmarino tramite caratteri morfologici e fisiologici si conferma non semplice, e nessuno dei caratteri presi in considerazione, pur ampiamente diffusi nella comunità scientifica, ha mostrato da solo un adeguato potere discriminante. I caratteri legati all’abbondanza ed alle dimensioni medie delle foglie, che, probabilmente per la loro immediatezza e semplicità di misurazione, sono tra i parametri più frequentemente utilizzati, hanno espresso una variabilità che ne riduce fortemente la possibilità di utilizzazione a fini discriminatori. Più stabile, e quindi dotata di maggior interesse, è apparsa la lunghezza media degli internodi, che diventa quindi uno dei rilievi da raccomandare nell’elaborazione delle schede descrittive per la specie.

Lo studio ha evidenziato un’ampia variabilità tra le accessioni siciliane in particolare per il portamento delle piante, per il pattern temporale della fioritura nonché per il contenuto dei principali composti volatili.

ROSMARINO (1)

Stazione di rosmarino spontaneo (S.Stefano di Camastra – ME)

2

Rosmarino – Campo collezione (Sparacia – Cammarata –AG)

ROSMARINO (2)

Rosmarino in coltivazione

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